Per la Cooperazione sociale il 25 aprile è memoria, responsabilità e soprattutto futuro


La Cooperazione non sarebbe quella che conosciamo oggi, senza il fondamentale contributo della Resistenza.


Le prime cooperative prendono forma tra la fine dell’800 e l’inizio del ’900. Fondate su mutualismo e solidarietà, trovano adesione e sostegno specie tra i ceti più poveri della popolazione. Con l’avvento del fascismo però, la loro crescita viene osteggiata, la loro azione indebolita, subiscono controlli e molte volte chiuse se non proprio cancellate.


Ma è con e grazie alla Resistenza che succede qualcosa di decisivo che dà nuovo vigore: persone diverse imparano a fidarsi le une delle altre, ad organizzarsi, ad agire insieme con uno e più obiettivi comuni.


Dopo il 1945, quelle stesse reti diventano cooperative a tutti gli effetti: per lavorare, ricostruire, garantire diritti, creare comunità.

Da “Resistere insieme” a cooperare per “costruire insieme”.


Una preziosa eredità arrivata fino a noi, le cui radici non si sono inaridite nemmeno quando represse, e che oggi si rinnovano e guardano al futuro anche nella cooperazione sociale, attraverso:

  • l’inclusione;
  • la partecipazione;
  • l’attenzione a chi resta ai margini;
  • il lavoro;
  • la valorizzazione di ogni persona.


In questo senso, cooperare è ancora una forma di Resistenza, che continua a costruire per garantire: comunità, dignità, futuro condiviso.


Buona Festa della Liberazione!